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UN AMORE SUPREMO, 50 ANNI DOPO

Ci sono dischi che non appartengono a un’epoca o a un genere ben definiti, oppure appartengono a tutte le epoche e a più generi contemporaneamente. Questo fu il piccolo satori che mi visitò quando, appena uscito da un’adolescenza nutrita di robuste dosi di chitarre distorte e corrieri cosmici, ebbi l’opportunità di ascoltare per la prima volta A Love Supreme, il capolavoro assoluto di John Coltrane. Perché nei quattro movimenti di questa suite (AcknowledgementResolution,Pursuance e Psalm) si possono individuare i tratti salienti di una messa interiore, di un jazz in transizione verso altre sponde, di un accesso all’assoluto che si riflette in un sound davvero universale. Il sax tenore di Coltrane sembra talora un canto sommesso che proviene dalla stanza a fianco, talaltra una densa vibrazione da mondi lontani e superni. Il fraseggiare libero e assorto richiama il fluire delle stagioni, la naturale predisposizione della corrente del fiume, l’energia che attraversa costantemente lo spazio. È jazz perché il line-up è quello di un quartetto, ma è nello stesso tempo qualcosa di diverso, qualcosa di più puro, alto e spirituale come può esserlo l’Arte della Fuga di Bach o il canto dei maestri sufi. Provate ad ascoltare A Love Supreme senza pregiudizi, in un momento di relax, e giudicate da soli; provate, se ci riuscite, a negare a questo album il posto che giustamente gli spetta tra i 100 capolavori nella storia della musica tout-court  e tra i patrimoni culturali dell’umanità. Si può conoscere la bellezza anche ignorando questo “amore supremo”, ma se ne avrà sempre un’esperienza in qualche modo parziale e incompleta.

Paolo Vincenti -

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“ Obstacles to human self-realization are not confined merely to the effect of a capitalist class structure; rather they are also a consequence of relations of domination which may endure beyond capitalism. In particular the unquestioned adoption [by the Soviet and Chinese communist parties] of scientific and technological rationality and the associated equation of growth with progress has … constituted a ‘stabilizing agency for present relations of domination’ ”

—    Barry Smart, Foucault, Marxism, and Critique p. 49 (via post-makhno)
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“ We are living in a culture entirely hypnotized by the illusion of time, in which the so-called present moment is felt as nothing but an infinitesimal hairline between an all-powerfully causative past and an absorbingly important future. We have no present. Our consciousness is almost completely preoccupied with memory and expectation. We do not realize that there never was, is, nor will be any other experience than present experience. We are therefore out of touch with reality. We confuse the world as talked about, described, and measured with the world which actually is. We are sick with a fascination for the useful tools of names and numbers, of symbols, signs, conceptions and ideas. ”

—    Alan Watts
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“ Seeing oneself as free of social debts and perfectly in control of one’s destiny confers a heady feeling of invulnerability allowing one mentally to escape the all-too-obvious fragility of human existence. Yet this mode of self-conception and social interpretation is erroneous. In so far as personal independence is attainable, it occurs within a web of interdependence and has social preconditions. These preconditions, by definition, lie outside the solitary individual’s control ”

—    Jack Turner, American Individualism and Structural Injustice: Tocqueville, Gender, and Race (via post-makhno)
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